Tappa 5 – …perché vedranno Dio

Quinta tappa della rubrica “Destinazione Cracovia”, curata da don Maurizio Michelutti. Vedere Dio è la gioia dei puri di cuore. Come è possibile vedere Dio che è “invisibile”? Cosa significa vedere Dio? Certo è vero che «nel cuore di ogni uomo e di ogni donna risuona continuamente l’invito…

Vedere Dio è la gioia dei puri di cuore. Come è possibile vedere Dio che è “invisibile”? Cosa significa vedere Dio? Certo è vero che «nel cuore di ogni uomo e di ogni donna risuona continuamente l’invito del Signore: “Cercate il mio volto”!» (Sal 27,8), anche se allo stesso tempo ci dobbiamo sempre confrontare con la nostra povera condizione di peccatori (Papa Francesco, Messaggio per la XXX Giornata Mondiale della Gioventù 2015, dal Vaticano, Roma 31 gennaio 2015). Eppure cercare il volto di Dio è un desiderio profondo che abbiamo dentro di noi: desideriamo vedere Dio!

 

Il vedere Dio nella Bibbia è un dono. Per la Bibbia “vedere Dio” è un dono speciale di Dio stesso, del suo infinito amore. Per accogliere questo dono si rende allora necessario prepararci, prima di tutto purificando lo sguardo del nostro cuore (“Scrutami, Signore, e mettimi alla prova, raffinami al fuoco il cuore e la mente” – Sal 26,2) e chiedendo di poter vedere questo volto bellissimo (“Il mio cuore ripete il tuo invito: «Cercate il mio volto!». Il tuo volto, Signore, io cerco. Non nascondermi il tuo volto – Sal 27,8-9). Il desiderio di vedere Dio ha sempre accompagnato anche i grandi uomini di fede dell’Antico Testamento. Questo desiderio di vedere Dio è presente in Abramo, nostro padre nella fede, quando vede e sente il Signore che lo chiama (Gn 12) e quando riceve la visita di tre uomini misteriosi alle querce di Mamre (Gn 18). Ciò vale per Mosè quando vide e sentì Dio che lo chiamava per liberare il suo popolo nel roveto ardente (Gn 3). Ciò vale anche per Giacobbe che lotterà tutta la notte con Dio al termine della quale riceverà la sua vocazione (Gn 32,25-30). E, infine, questo vale anche per il vecchio Simeone che Dio non solo lo vedrà ma lo terrà in braccio nel giorno in cui Maria e Giuseppe portano il bimbo Gesù nel tempio per la presentazione esclamando con gioia: “ora lascia, Signore, che il tuo servo vada in pace, perché i miei occhi han visto la tua salvezza, preparata da te davanti ai popoli, luce per illuminare le genti e gloria del popolo, Israele” (Lc 2,29-32). Vedere Dio è possibile, ma è sempre dono suo, un dono che, come ogni altro dono, va chiesto e accolto. Ma per accoglierlo ci vuole davvero un cuore puro e «il cuore per essere puro dev’essere povero, libero, umile, mote e pacifico…Dio non ama una purezza esteriore, rituale; desidera dall’uomo una purezza interiore, spirituale. Questo comporta per noi l’impegno di una continua conversione e la disponibilità a seguire il Signore che guida lungo vie sconosciute, spesso del tutto inattese, vie che richiedono sempre un superamento della propria mentalità, delle proprie abitudini» (A. M. Cànopi, Beati i poveri…Beati, ed. Paoline, Cinisello Balsamo (MI), p. 105).

 

Evidentemente il “vedere Dio” non significa vederlo con gli occhi del corpo, con il senso della vista, ma con gli occhi del cuore, con la sensibilità della fede che è di casa nel nostro cuore: “vedere Dio non è un’esperienza fisica o guardarlo semplicemente con i nostri o chi di carne come si guarda un oggetto che ci sta davanti: vedere Dio significa vivere alla sua presenza, stare nella sua intimità, godere di lui, conoscerlo per esperienza vitale” (A. M. Cànopi, Beati i poveri…Beati, ed. Paoline, Cinisello Balsamo (MI), p. 95). Potremmo dire che “vedere Dio” è la meta del nostro cammino spirituale, anche se durante il pellegrinaggio qui sulla terra molte volte se non lo vediamo almeno lo “intravediamo”! Ai puri di cuore Dio dà in dono già su questa terra di vedere o almeno di intravedere il suo volto che porta i tratti del suo infinito amore e della sua grande misericordia. Vedere Dio è una visione del cuore, è un vedere del cuore! È simile al vedere dentro il cuore dei nostri amici quando soffrono o gioiscono. Vedere Dio è un po’più difficile, d’accordo: ma il cielo è già in noi, anche se siamo sempre in viaggio per entrare nel cuore di Dio con il nostro cuore e vedere, sentire, provare in profondità il suo infinito amore per noi. Possiamo vedere Dio, ma chiediamoli continuamente questo dono nella preghiera. “Donaci, Signore, Dio eterno, un ardente desiderio di te, di contemplare il tuo Volto nella luce della tua gloria. Sia questo stesso desiderio a bruciare nel nostro cuore tutto quello che è impuro, ogni ombra di peccato. Mai saremmo degni di vederti, o Dio, Bellezza inaccessibile, se tu stesso, con la tua umiltà, non fossi venuto a noi vicino con il dono di te stesso in Gesù, che ci ha mostrato al vivo il tuo volto amorevole misericordioso che se accolto da noi ci render davvero puri e beati”.

 

Qualche domanda per la riflessione personale o di gruppo…

Beati i puri di cuore perché vedranno Dio: è pronto il nostro cuore a vedere Dio? Abbiamo in questo momento il cuore limpido, puro, per poter sperimentare la gioia della beatitudine, per gustare e apprezzare la gioia che nasce da un cuore limpido e puro? Sono disponibile a fare anche dei sacrifici per avere ogni giorno di più un cuore puro e poter vivere questa gioia-beatitudine profonda?
Papa Francesco ha scritto: «L’invito del Signore a incontrarlo è rivolto perciò ad ognuno di voi, in qualsiasi luogo e situazione si trovi. Basta «prendere la decisione di lasciarsi incontrare da Lui, di cercarlo ogni giorno senza sosta. Non c’è motivo per cui qualcuno possa pensare che questo invito non è per lui» (Esort. ap. Evangelii gaudium, 3). Siamo tutti peccatori, bisognosi di essere purificati dal Signore. Ma basta fare un piccolo passo verso Gesù per scoprire che Lui ci aspetta sempre con le braccia aperte, in particolare nel Sacramento della Riconciliazione, occasione privilegiata di incontro con la misericordia divina che purifica e ricrea i nostri cuori. Sì, cari giovani, il Signore vuole incontrarci, lasciarsi “vedere” da noi». Siamo disponibili a fare nostro questo invito di Gesù che desidera lasciarsi vedere da noi? Siamo disponibili a lasciarci cambiare un po’ il cuore, a lasciarci purificare dalla misericordia e dall’amore di Gesù? Quale atteggiamento o sentimento del cuore in questo momento non ci sembra puro e limpido e perciò sarebbe bello e utile secondo noi purificare e rinnovare? In cosa dobbiamo essere purificati dalla misericordia e dall’amore di Gesù?
Papa Francesco, citando una grande Santa, Teresa d’Avila, indica dei luoghi dove possiamo vedere il volto di Dio (Papa Francesco, Messaggio per la XXX Giornata Mondiale della Gioventù 2015, dal Vaticano, Roma 31 gennaio 2015).

La via della preghiera: «Anche santa Teresa d’Avila, nata in Spagna proprio 500 anni fa, già da piccola diceva ai suoi genitori: «Voglio vedere Dio». Poi ha scoperto la via della preghiera come «un intimo rapporto di amicizia con Colui dal quale ci sentiamo amati». E il papa ci domanda: «Voi pregate? Sapete che potete parlare con Gesù, con il Padre, con lo Spirito Santo, come si parla con un amico? E non un amico qualsiasi, ma il vostro migliore e più fidato amico! Provate a farlo, con semplicità. Scoprirete quello che un contadino di Ars diceva al santo Curato del suo paese: quando sono in preghiera davanti al Tabernacolo, «io lo guardo e lui mi guarda».
La via della Sacra Scrittura: «Ancora una volta vi invito a incontrare il Signore leggendo frequentemente la Sacra Scrittura. Se non avete ancora l’abitudine, iniziate dai Vangeli. Leggete ogni giorno un brano. Lasciate che la Parola di Dio parli ai vostri cuori, illumini i vostri passi (cfr Sal 119,105). Scoprirete che si può “vedere” Dio anche nel volto dei fratelli, specialmente quelli più dimenticati: i poveri, gli affamati, gli assetati, gli stranieri, gli ammalati, i carcerati (cfr Mt 25,31-46). Ne avete mai fatto esperienza? Cari giovani, per entrare nella logica del Regno di Dio bisogna riconoscersi poveri con i poveri. Un cuore puro è necessariamente anche un cuore spogliato, che sa abbassarsi e condividere la propria vita con i più bisognosi».

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