Tappa 2 – Beati i poveri in spirito

Seconda tappa della rubrica “Destinazione Cracovia”, curata da don Maurizio Michelutti. Chi sono i poveri di cui parla Gesù? Sono i “ptochòi”, cioè i “pitocchi”, coloro che non hanno nulla, i mendicanti, gli indigenti, i poveri nel senso materiale. Ma l’evangelista Matteo aggiunge: “in spirito”. Questo può far pensare allora a quei poveri che al tempo di Gesù venivano chiamati…

Chi sono i poveri di cui parla Gesù? Sono i “ptochòi”, cioè i “pitocchi”, coloro che non hanno nulla, i mendicanti, gli indigenti, i poveri nel senso materiale. Ma l’evangelista Matteo aggiunge: “in spirito”. Questo può far pensare allora a quei poveri che al tempo di Gesù venivano chiamati gli “anawîm Jahweh”, i poveri di Dio o i piccoli di Dio, coloro che pur non avendo niente o avendo poco, restano sereni nella vita: miti, semplici e umili, si fidano e si affidano totalmente a Dio. Sono coloro che prendono la vita così com’è, con le sue gioie e le sue sofferenze, alle volta faticosa per la povertà più o meno sentita, ma vivendo con i piedi per terra, consapevoli che nella vita non si può contare solo sulle proprie forze. E allora, sapendo di non essere mai abbandonati da Dio, si affidano a Lui. I poveri in spirito hanno «imparato a vivere la nuova condizione sottomessi alla volontà di Dio, fiduciosi nella sua provvidenza sapendo che Dio li avrebbe aiutati» (C.M. Martini, Le beatitudini, ed. In dialogo, Milano 1990, p. 21). I poveri in spirito sono quelle persone che pur dandosi da fare nella vita con tutto se stessi e per amore, tuttavia pongono la loro speranza in Dio, disponibili ad accogliere il Vangelo del suo Figlio Gesù e a viverlo con intensità e quotidianità, con vera speranza e amore

 

I poveri di spirito: accolgono la grazia e vivono con fede! Ai poveri in spirito Gesù promette il “regno dei cieli”, cioè promette la grazia del suo amore, della sua misericordia, della sua solidarietà, della sua continua presenza. Perciò la povertà in spirito è l’accoglienza di questa grazia che scende dal cielo per toccare la terra, la nostra vita, ed è la risposta di fede, di amore e di amicizia di quei poveri-piccoli uomini, che siamo tutti noi, alla grandezza della tenerezza dell’amore che Gesù prova sempre nei nostri confronti. La povertà, dunque, non è semplicemente la mancanza di pane materiale (certo anche questo!), ma principalmente consiste nella scelta di «radicarsi in un ardente amore per Dio ricercato sopra ogni cosa»: questa scelta ci invita a considerare che la povertà di spirito è «più nell’umiltà del cuore che nella ristrettezza del patrimonio» (tutti, poveri e ricchi possono essere poveri in spirito se accolgono la grazia di Dio e vivono con fede e carità!). Infatti «la povertà vera e radicale consiste proprio nel non tenere nulla per sé, ma nell’essere interamente per il Signore e quindi per l’umanità» (A. M. Cànopi, Beati i poveri…Beati, Lectio divina sulle Beatitudini, ed. Paoline, Cinisello Balsamo (MI), pp. 18-19). Potremmo dire che la povertà in spirito è la condizione del vero cristiano perché va al cuore della persona, riguarda il nostro modo di metterci e di guardare Dio e gli uomini nostri fratelli in umanità. Se c’è in noi la povertà in spirito, allora c’è modestia, c’è il senso della piccolezza davanti a Dio e ad ogni fratello, c’è umiltà sincera e profonda, c’è gioia e pace, c’è contentezza per ciò che si è piuttosto che per ciò che si ha, non c’è rivendicazione o invidia, non si ama la polemica ma si dialoga con tutti, non c’è durezza di cuore ma la tenerezza, la dolcezza e la delicatezza della misericordia e dell’amore.

 

Essere poveri in spirito per essere accanto ai poveri! Vivere questa prima Beatitudine che Gesù ci ha regalato, ci sprona ad essere poveri in spirito per essere accanto ai poveri di ogni tempo, vicini a coloro che sono nel bisogno sia materiale, che spirituale. Rinunciando all’orgoglio, all’invidia, alla superbia e all’egoismo, e vincendo l’indifferenza e quella cultura dello scarto che classifica le persone di serie A o di serie B, noi saremo davvero “beati”: beati perché poveri in spirito aperti a Dio e all’uomo, non più visto come un nemico dei nostri interessi, ma guardato con lo sguardo di Gesù come un fratello in umanità da aiutare, da soccorrere, da guarire dalle ferite che gli ha procurato la vita. Infatti, l’essere davvero povero in spirito, ti fa sperimentare l’autentica serenità e la vera felicità, soprattutto ti fa gustare l’essere «libero dal tormento del possesso e dall’ansia di difendere se stesso o le proprie cose. Immersi come siamo in un mondo impregnato di consumismo ed edonismo, oggi è difficile liberarsi da una mentalità basata sul godere e sull’avere. Per questo è quanto mai urgente pregare per una radicale conversione che ridoni a tutti la gioia di vivere in semplicità» (A. M. Cànopi, Beati i poveri…Beati, ed. Paoline, Cinisello Balsamo (MI), p. 25).

Essere poveri in spirito, liberi di amare e di usare misericordia, per poter essere davvero accanto ai poveri di ogni tempo, è la vera beatitudine!

 

Qualche domanda per la riflessione personale o di gruppo

 

1 – Papa Francesco scrivendo ai giovani ha posto loro questa domanda a proposito della povertà in spirito: Come possiamo concretamente far sé che questa povertà in spirito si trasformi in stile di vita, incida concretamente nella nostra esistenza? (Papa Francesco, Messaggio per la XXIX Giornata Mondiale della Gioventù 2016, dal Vaticano, Roma 21 gennaio 2014).

Noi come rispondiamo a caldo a questa domanda?

 

2 – Papa Francesco risponde a questa prima domanda con tre considerazioni:

 

1^ considerazione: «Prima di tutto cercate di essere liberi nei confronti delle cose. Il Signore ci chiama a uno stile di vita evangelico segnato dalla sobrietà, a non cedere alla cultura del consumo. Si tratta di cercare l’essenzialità, di imparare a spogliarci di tante cose superflue e inutili che ci soffocano. Distacchiamoci dalla brama di avere, dal denaro idolatrato e poi sprecato. Mettiamo Gesù al primo posto. Lui ci può liberare dalle idolatrie che ci rendono schiavi. Fidatevi di Dio, cari giovani! […]  Così come è necessario il coraggio della felicità, ci vuole anche il coraggio della sobrietà.

Quali sono le cose che in questo momento ci rendono schiavi e poco essenziali perché superflue? Da cosa potremmo staccarci per essere più sobri? Quali sprechi potremo evitare per essere magari più solidali con chi è più sfortunato di noi?

 

2^ considerazione: In secondo luogo, per vivere questa Beatitudine abbiamo tutti bisogno di conversione per quanto riguarda i poveri. Dobbiamo prenderci cura di loro, essere sensibili alle loro necessità spirituali e materiali. A voi giovani affido in modo particolare il compito di rimettere al centro della cultura umana la solidarietà. Di fronte a vecchie e nuove forme di povertà – la disoccupazione, l’emigrazione, tante dipendenze di vario tipo –, abbiamo il dovere di essere vigilanti e consapevoli, vincendo la tentazione dell’indifferenza. Pensiamo anche a coloro che non si sentono amati, non hanno speranza per il futuro, rinunciano a impegnarsi nella vita perché sono scoraggiati, delusi, intimoriti. Dobbiamo imparare a stare con i poveri. Non riempiamoci la bocca di belle parole sui poveri! Incontriamoli, guardiamoli negli occhi, ascoltiamoli. I poveri sono per noi un’occasione concreta di incontrare Cristo stesso, di toccare la sua carne sofferente.

Ci è capitato di incontrare qualche povero? Come ci siamo posti davanti a lui, con quale atteggiamento: di solidarietà o di indifferenza e di “scarto”? Quale è stato il motivo dell’indifferenza o dello scarto e quale il motivo della solidarietà? Cosa è nato in quel momento nel nostro cuore, quale sentimento in noi stessi è emerso?
Ci siamo avvicinati a quei “poveri d’amore” che vivono accanto a noi in famiglia, o tra gli amici, o a scuola? Verso di loro ci siamo riempiti solo di belle parole o siamo stati davvero in ascolto e concreti nell’aiuto che ci chiedevano? Quali difficoltà abbiamo trovato nell’avvicinarci a queste persone in difficoltà?

 

3^ considerazione: Ma – e questo è il terzo punto – i poveri non sono soltanto persone alle quali possiamo dare qualcosa. Anche loro hanno tanto da offrirci, da insegnarci. Abbiamo tanto da imparare dalla saggezza dei poveri! […]  Ci insegnano che una persona non vale per quanto possiede, per quanto ha sul conto in banca. Un povero, una persona priva di beni materiali, conserva sempre la sua dignità. I poveri possono insegnarci tanto anche sull’umiltà e la fiducia in Dio» (Papa Francesco, Messaggio per la XXIX Giornata Mondiale della Gioventù 2016, dal Vaticano, Roma 21 gennaio 2014).

I poveri ci insegnano spesso che uno vale per quello che è e non per quello che possiede e ci insegnano l’umiltà e la fiducia in Dio? Sei d’accordo? In cosa invece non ti ritrovi in queste affermazione? Sai darti il motivo del perché non ti ritrovi?

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