Tappa 1 – La forza rivoluzionaria delle Beatitudini

Beati gli infelici! Per noi beato, felice, fortunato, è il ricco, il potente, chi è onorato e rispettato: per noi vale chi ha e chi conta di più. Per Gesù invece no: per lui conta chi non conta,…

Beati gli infelici! Per noi beato, felice, fortunato, è il ricco, il potente, chi è onorato e rispettato: per noi vale chi ha e chi conta di più. Per Gesù invece no: per lui conta chi non conta, ha chi non ha, è beato, felice e fortunato il povero, il debole, il disprezzato, l’emarginato che non appare sul palcoscenico del mondo. Ma come possiamo accettare una simile proposta? Come possiamo dire che sono fortunati, felici, beati gli infelici e gli sfortunati? Ha proprio ragione papa Francesco quando ci dice che le “Beatitudini” sono, assieme al discorso di Gesù sul perdono e sull’amore da donare persino ai nemici, le parole e il discorso più rivoluzionario della storia dell’umanità. Eppure, il lungo “discorso della montagna” che Gesù ha fatto all’inizio della sua predicazione (Mt 5,1-7,29), di cui le “Beatitudini” rappresentano il discorso principale, ha consolato tutti i piccoli del mondo e ha ispirato e conquistato il cuore di tutti i santi della storia!

 

Un capovolgimento radicale è la via della vera felicità! Gesù con il discorso delle “Beatitudini” ci ha indicato “la via della vita, quella che Lui stesso percorre, anzi, che Lui stesso è, e la propone come via della vera felicità” (Papa Francesco, Messaggio per la XXIX Giornata Mondiale della Gioventù 2016, dal Vaticano, Roma 21 gennaio 2014). Gesù per primo ha vissuto le “Beatitudini” sulla sua pelle: chi più di Lui si è fatto povero con i poveri, afflitto con gli afflitti, mite, giusto con chi subiva ingiustizie, misericordioso, puro di cuore, pacifico e, soprattutto perseguitato? Gesù ha portato nel mondo, morendo e risorgendo, il regno dei cieli, la consolazione, la mitezza, la giustizia, la misericordia, la pace e mostrando la purezza del volto pieno di amore e di misericordia di Dio. È interessante notare la struttura delle singole “Beatitudini”: se osservate con attenzione potrete scoprire che ogni “Beatitudine” è costruita nella prima parte con la presentazione di una condizione umana di sofferenza o di piccolezza (poveri, afflitti, affamati e assetati, misericordiosi, puri di cuore, operatori di pace, perseguitati), mentre nella seconda parte con una promessa di salvezza che porta con sé la beatitudine (la promessa del regno dei cieli, della consolazione, dell’eredità della terra, della giustizia, della misericordia, della visione di Dio, della figliolanza e della compagnia di Dio). Gesù tutto questo lo ha annunciato con la sua vita e in particolare con la sua morte e con la sua risurrezione: la partecipazione alla sofferenza umana l’ha annunciata con la sua morte in croce (ha così condiviso la sorte dei poveri e dei piccoli presentati nella prima parte delle “Beatitudini”) e con la sua risurrezione portato a compimento il regno dei cieli, cioè tutte le promesse che Dio aveva fatto all’uomo fin dall’Antico Testamento. Gesù, crocifisso e risorto, è la realizzazione delle Beatitudini! Sulla croce ne compie la prima parte delle singole “Beatitudini” (è povero, afflitto, mite, affamato e assetato, puro di cuore, operatore di pace, perseguitato) mentre nella risurrezione compie la seconda parte delle singole “Beatitudini” (il regno dei cieli è suo, è consolato dal Padre, eredita la terra, è saziato, trova misericordia, vede Dio, è Figlio di Dio). Le “Beatitudini”, che sono la carte d’identità del cristiano, prima di tutto sono la carte d’identità di Gesù!

 

Il coraggio della vera felicità! Gesù ci invita a seguirlo su questa strada dell’amore che conduce alla vita eterna. Certamente non è una strada facile: ma che gusto c’è nella vita quando manca la gioiosa fatica della conquista di qualcosa di grande? Anche papa Francesco ci invita con forza a seguire la via delle “Beatitudini”: «Non è una strada facile, ma il Signore ci assicura la sua grazia, e non ci lascia mai soli. Povertà, afflizioni, umiliazioni, lotta per la giustizia, fatiche della conversione quotidiana, combattimenti per vivere la chiamata alla santità, persecuzioni e tante altre sfide sono presenti nella nostra vita. Ma se apriamo la porta a Gesù, se lasciamo che Lui sia dentro la nostra storia, se condividiamo con Lui le gioie e i dolori, sperimenteremo una pace e una gioia che solo Dio, amore infinito, può dare» (Papa Francesco, Messaggio per la XXIX Giornata Mondiale della Gioventù 2016, dal Vaticano, Roma 21 gennaio 2014).

 

Davvero le “Beatitudini” sono la forza rivoluzionaria di un amore che ci offre un modello di felicità opposto a quello che di solito ci vuole proporre questo mondo, la cultura dominante.

 

Scrive ancora il papa: «per la mentalità mondana è uno scandalo che Dio sia venuto a farsi uno di noi, che sia morto su una croce! Nella logica di questo mondo, coloro che Gesù proclama beati sono considerati “perdenti”, deboli. Sono esaltati invece il successo ad ogni costo, il benessere, l’arroganza del potere, l’affermazione di sé a scapito degli altri» (Papa Francesco, Messaggio per la XXIX Giornata Mondiale della Gioventù 2016, dal Vaticano, Roma 21 gennaio 2014).

 

Ma Gesù, ancora oggi, non smette di chiamarci e di chiederci di vivere con coraggio un’altra felicità: la felicità che nasce dai giovani delle “Beatitudini”, giovani che hanno il coraggio di scegliere Gesù, che sono forti perché si nutrono della sua Parola di vita, perché hanno il coraggio di andare contro corrente, perché contestano una cultura del provvisorio, della superficialità, dello scarto, e si assumono la responsabilità di annunciare al mondo un’altra felicità, più vera e più giusta.

 

In questo tempo di preparazione alla prossima GMG proviamo a trovare un piccolo spazio di silenzio per pregare, per riflettere, per fare ogni giorno di più nostre le “Beatitudini” di Gesù, per poter fare sempre più nostra la forza rivoluzionaria di questo nuovo modo di amore e di essere felici.

 

Qualche domanda per la riflessione personale o di gruppo…

Papa Francesco scrive: “In un tempo in cui si è attratti da tante parvenze di felicità, si rischia di accontentarsi di poco, di avere un’idea in piccolo della vita. Aspirate invece a cose grandi! Allargate i vostri cuori!”. Noi aspiriamo davvero alla felicità? Quali sono le nostre aspirazioni e i sogni che portiamo nel cuore?
Papa Francesco scrive: “Quando cerchiamo il successo, il piacere, l’avere egoistico e ne facciamo degli idoli, possiamo anche provare momenti di ebbrezza, un falso senso di appagamento; ma alla fine diventiamo schiavi, non siamo mai soddisfatti, siamo spinti a cercare sempre di più. È molto triste vedere una gioventù sazia, ma debole”.  Cos’è per noi la felicità? Quale modello di felicità adottiamo nella nostra vita quotidiana? Il modello del successo ad ogni costo, del piacere, dell’avere egoistico, del potere arrogante, dell’affermazione di sé, del benessere, o il modello delle Beatitudini, che ci spinge a stare accanto ai poveri, ai perdenti, a consolare, a usare misericordia, a costruire giustizia e pace, ad essere miti, puri di cuore anche a costo di essere “perseguitati”, derisi o criticati?
Diceva S. Paolo: “c’è più gioia nel dare che nel ricevere” (At 20,35). Vivere le Beatitudini è proprio seguire questa logica del dono per amore della propria esistenza, pur non essendo per niente facile perché ci costa il dono di noi stessi per amore: siamo disponibili a intraprendere un cammino in questa direzione per percorrere la via della felicità autentica proposta da Gesù con le Beatitudini? Quali ostacoli, difficoltà e paure troviamo nel vivere le Beatitudini proposte da Gesù?

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