«Chi accoglie lo Spirito Santo parla la lingua di Gesù, la lingua dell’amore»

Accogliere lo Spirito Santo trasforma la vita. Alla Veglia di Pentecoste dello scorso 18 maggio lo hanno testimoniato le numerose persone intervenute a testimoniare la propria vocazione cristiana, una scelta di vita nata proprio dal discernimento e dall’accoglienza dello Spirito Santo.

Ha esordito Nicole, una giovane suora entrata da poco nell’ordine delle Dimesse Figlie di Maria Immacolata «Sono suora da sempre, ma ci ho messo un po’ di tempo a capirlo: mi sono confrontata con chi mi ha aiutato a capire la voce dello Spirito Santo che mi abita dentro». Uno Spirito che soffia in modi diversi, come hanno confermato Giovanni e Serena, giovane coppia di fidanzati che cammina speditamente verso l’imminente matrimonio: «illuminati dallo Spirito Santo abbiamo scoperto che per donarci realmente l’un l’altro non bastavamo noi stessi con le nostre forze, ma è necessaria la grazia di Cristo». Infine Paolo, uno dei sei giovani diaconi che il 24 giugno saranno ordinati sacerdoti: «In modi diversi, Dio ha chiamato ciascuno di noi 6 per seguirlo lungo una strada difficile, che è quella del sacerdozio. Anche nel nostro caso è stato fondamentale il confronto con un sacerdote che ci ha aiutati a far luce sulla volontà del Signore, espressa dal suo Santo Spirito».

La veglia di Pentecoste, organizzata dall’ufficio di PG in collaborazione con il servizio diocesano per le vocazioni, ha visto partecipare circa 700 giovani provenienti da tutta l’Arcidiocesi. Tra essi, una rappresentanza di coloro che durante l’anno 2017-2018 hanno ricevuto il Sacramento della Confermazione. A loro, l’Arcivescovo ha rivolto un pensiero particolare durante la celebrazione.

L’icona biblica di Maria e degli apostoli nel giorno della Pentecoste ha tracciato il cammino spirituale della serata. L’immagine stessa – riproduzione di quella realizzata da p. Rupnik per il santuario “Giovanni Paolo II” di Cracovia – è stata accolta e proiettata durante la veglia, come una immagine che, come ha ben suggerito l’Arcivescovo nella sua omelia, «rappresenta efficacemente la concordia della prima Chiesa: essere concordi significa “avere un cuore solo”».

Con questo invito, a essere un cuore solo pur nella diversità dei carismi, l’Arcivescovo ha concluso la celebrazione consegnando a ciascuno un curioso cartoncino, con un impegno diverso per ciascuno: «Un impegno per l’estate: ti chiedo di…» La fede in Gesù e la testimonianza di Gesù non conoscono vacanza, così come lo Spirito Santo, che continua a soffiare sui giovani della nostra Chiesa di Udine e li aiuta a discernere la strada verso la vita vera.

 

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